Tutte le norme del codice civile relative al regime patrimoniale dei coniugi (persone di sesso diverso unite in matrimonio) sono espressamente richiamate dal comma 13 dell’art. 1 per i partners dell’unione civile ad eccezione degli articoli 159, 160, 161, 165 e 166 bis
Tratteremo in particolare del mancato richiamo dell’art. 161
L’articolo citato così recita:” Gli sposi NON possono pattuire in modo generico che i loro rapporti patrimoniali siano in tutto o in parte regolati da leggi alle quali non sono sottoposti o dagli usi, ma devono enunciare in modo concreto il contenuto dei patti coi quali intendono regolare questi loro rapporti.”
Le leggi alle quali si riferisce l’art. 161 sono le leggi diverse da quella italiana, atteso che la norma richiamata si applica ai coniugi cittadini italiani
Ai coniugi eterosessuali è, pertanto, vietato stipulare un patto che contenga solo ed esclusivamente il richiamo ad un regime straniero o ad una consuetudine. Se i coniugi eterosessuali italiani vogliono regolare i loro rapporti patrimoniali secondo un modello straniero o secondo una consuetudine (eventualmente anch’essa straniera), devono riportare letteralmente nel patto il contenuto della legge straniera o della consuetudine cui intendono riferirsi. Devono in sostanza “prendere” da una legge straniera o da una consuetudine, la regolamentazione di un certo istituto o di una certa convenzione e devono inserirla, tale e quale, nelle loro pattuizioni.
L’ostacolo posto dall’art. 161è pertanto, di natura puramente formale, nel senso che nulla impedisce ai coniugi eterosessuali italiani di regolare i loro rapporti patrimoniali secondo un modello straniero o una consuetudine, purchè l’adozione di tali regimi sia stipulata con enunciazione espressa dei contenuti prescelti.
Le leggi e gli usi riportati nel patto varranno come clausole contrattuali. Di conseguenza l’eventuale successivo mutamento della legge o dell’uso non esplicherà alcun effetto sulla convenzione. La loro interpretazione dovrà basarsi sulla volontà delle parti e non sul significato che dette norme possono avere nell’ordinamento di provenienza.
Dal mancato richiamo di tale articolo per i partners di un’unione civile, discende, come logica conseguenza, che questi ultimi, a differenza dei coniugi eterosessuali, possono, anche se sono cittadini italiani, pattuire in modo generico che i loro rapporti patrimoniali siano in tutto o in parte regolati da leggi straniere o dagli usi. Ai partners italiani dell’unione civile non è, pertanto, imposto di trascrivere nel patto il contenuto della legge straniera e della consuetudine con la quale intendono regolare i loro rapporti patrimoniali, essendo sufficiente, nel loro caso il semplice richiamo.
Si tratta di una ingiustificata disparità di trattamento, in favore, questa volta, della coppia omosessuale italiana legata da un’unione civile

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